Istituto Comprensivo "G. Boccati" - Camerino

PATTO EDUCATIVO GENITORI /SCUOLA

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DPCM 7giugno 1995 (punto 7.6) – Carta dei servizi scolastici

DPR 8 marzo 1999 n. 275 (art. 1. 3. 8. 9.) – Regolamento dell’autonomia scolastica

PROPOSTA PER UN PROGETTO EDUCATIVO CONDIVISO

RICONOSCIMENTO RECIPROCO

Se da un lato la nostra Carta Costituzionale riconosce e sancisce il primato della famiglia nell’educazione dei figli dall’altro la libertà d’insegnamento, riconosciuta ai docenti dalla stessa Costituzione, ne fa i professionisti della attività di insegnamento-apprendimento di cui fanno parte integrante quei valori umani, sociali e politici che sono il fondamento della nostra società.

Il riconoscimento e il rispetto reciproco della diversità di ruoli diventa allora premessa indispensabile di quel patto educativo che, nell’ambito della progettualità scolastica, deve coinvolgere, in un processo educativo condiviso, genitori e docenti.

IL PROCESSO EDUCATIVO

L’educazione è un processo di costruzione della personalità del ragazzo guidato da persone adulte formate che lo accompagnano passo passo per introdurlo, in modo armonico e completo, alla realtà della vita.

Per educare è necessario capire l’alunno o lo studente, interpretarne i gesti e le difficoltà per coglierne i bisogni più profondi, le sue ansie, le sue paure, le sue aspirazioni, la sua voglia di vivere e rispondervi adeguatamente.

Non c’è nulla di scontato in nessuno di noi, gli stereotipi non servono e la conoscenza della famiglia o dell’ambiente di provenienza possono aiutare ma non esaurire l’indagine conoscitiva. Dallo stesso ambiente possono provenire persone con un ottimo rapporto con se stesse e con l’ambiente come persone totalmente disadattate. Ognuno di noi è una singolarità che risponde in modo diverso alle medesime sollecitazioni perché filtrate attraverso un vissuto ed esperienze del tutto personali.

Ciò che ci accomuna e che accomuna tutti i giovani sono i bisogni:

§ di sicurezza;

§ di essere capiti;

§ di essere amati;

§ di essere riconosciuti come singola individualità;

§ di non essere esclusi dal consorzio umano piccolo o grande che sia;

§ di trovare un senso alla vita;

§ di poter percorrere la propria strada con l’aiuto degli adulti fino alla maturità, fino a quando cioè non saranno in grado di camminare da soli.

Ogni ragazzo è un patrimonio prezioso per la famiglia e per la società che investe sul proprio futuro. Educarlo significa aiutarlo a sviluppare tutte le sue potenzialità e abituarlo a vivere nel contesto sociale con le sue regole e i suoi valori che hanno bisogno di essere compresi e motivati e quindi interiorizzati e praticati nella quotidianità.

Questo è possibile attraverso un percorso di arricchimento graduale che inizia quando il bambino nasce ed entra a far parte della famiglia e via via allarga il suo orizzonte, dalla ristretta cerchia familiare agli amici, alla scuola, alla società.

In questo percorso la famiglia, la scuola e la società devono partecipare in modo complementare e non conflittuale.

L’ACCOGLIENZA

L’accoglienza rappresenta il momento critico fondamentale dell’ingresso del bimbo nella famiglia ma anche dell’allievo in una scuola nuova o in una nuova classe.

L’adolescente deve sentirsi accolto e accettato per quello che è; una persona con un proprio modo di sentire, di rapportarsi con gli altri, con una propria rappresentazione della realtà e di sé come risultato di esperienze vissute in modo del tutto personale.

L’educatore opera affinché ciascun studente possa sentirsi a proprio agio e riconosca la diversità di ruoli tra docente e discente. L’educatore, inoltre, tende a capire il comportamento dell’allievo e interpretarne il vissuto, anche attraverso il dialogo coi genitori. Su queste conoscenze si innesta l’azione educativa volta ad orientarlo verso le tappe successive della sua maturazione psichica, sociale e valoriale.

L’APPARTENENZA

L’integrazione dell’allievo nel gruppo classe (o in un sottogruppo) soddisfa il bisogno socio-affettivo di creare relazioni interpersonali stabili e sentirsi parte attiva e creativa di una comunità che, si sia scelta o no, rimane comunque il luogo privilegiato dove confrontare la propria personalità, misurare le proprie competenze, sviluppare la propria capacità di convivenza con gli altri.

L’azione educativa favorisce e aiuta questa integrazione nel rispetto delle singole individualità e nel segno dell’amicizia, della solidarietà, della tolleranza, del rispetto re-ciproco e della pari dignità e parità di diritti e doveri fra uomini e donne.

RICERCA DELL’AUTONOMIA

La consapevolezza di sé come “altro” con proprie specifiche tendenze, esperienze e aspirazioni portano il ragazzo ad una ricerca di autonomia che si manifesta spesso in un conflitto più o meno profondo col mondo degli adulti: genitori e insegnanti.

Compete all’educatore indicare e confermare i confini oltre i quali l’esercizio della propria autonomia rappresenta un pericolo per l’allievo o lede la libertà o la dignità degli altri.

Questa azione non impegna il solo insegnante ma deve coinvolgere anche la famiglia per evitare quelle contraddizioni che disorientano il ragazzo o ne giustificano gli eccessi di autonomia.

MODELLI DI RIFERIMENTO

Genitori, parenti e insegnanti sono i primi adulti con cui il bambino viene a contatto e da cui ottiene il soddisfacimento dei propri bisogni fisici, affettivi, culturali e sociali.

Ad essi inevitabilmente fa riferimento, nei primi anni di vita, per strutturare i propri comportamenti e le sue relazioni con gli altri.

Divenuto più grande e allargando l’orizzonte delle sue esperienze, si moltiplicano le figure con le quali confrontarsi. Ai genitori, parenti e insegnanti si aggiungono gli amici, gli istruttori e tutti quei personaggi con cui viene in contatto attraverso la lettura, gli amici, la televisione.

Nella sua ricerca di autonomia, è anche tra questi personaggi che il ragazzo cerca ulteriori modelli di riferimento, valori, stili di vita e atteggiamenti sia per arricchire la propria personalità che per confermare quelle pulsioni, anche inconsce, che avverte in sé.

Compito dell’educatore e della famiglia è quello di sviluppare il senso critico del ragazzo, aiutarlo cioè a cogliere nei diversi atteggiamenti gli elementi che rappresentano valori positivi da condividere e disvalori da rifiutare. Ma affinché sia efficace l’azione educativa occorre anche che insegnanti e genitori, nella loro attività quotidiana, siano in grado di testimoniare in prima persona la condivisione di questi valori.

L’IMMAGINE DI SE’

E’ fondamentale per la costruzione della propria struttura psicologica che il ragazzo percepisca di rappresentare un valore per sé e per gli altri, con la propria dignità, le proprie capacità e potenzialità: un essere unico, irripetibile, ma compartecipe della molteplicità dell’esperienza umana.

L’educatore opera per sviluppare nell’allievo, anche al di fuori di ambienti protetti e regolati, un concetto di sé positivo e stabile, ma aperto alle nuove esperienze della vita che gli consentiranno di acquisire fiducia in se stesso ed autonomia per assumere responsabilmente le proprie scelte.

L’AMBIENTE ESTERNO

Alla scuola spetta il compito di trasferire alle nuove generazioni la memoria della storia umana, con le sue luci e le sue ombre, e quel patrimonio culturale e di valori sviluppati nel tempo dalla nostra società.

Ma mentre le passate generazioni assorbivano nella famiglia e nella scuola la gran parte della propria cultura e dei propri valori, oggi le nuove generazioni rischiano di essere plasmate in gran parte dai mass-media più interessati al “rumore dell’albero che cade” che non al “silenzio della foresta che cresce”.

Compito della famiglia e della scuola diventa allora anche quello di sviluppare nel ragazzo una propria capacità critica per insegnargli ad essere prima di tutto se stesso, a credere ed aver fiducia in se stesso.

LA DIMENSIONE ETICA

La nostra società, fortemente proiettata verso il benessere, la ricchezza, il sesso, il potere… sembra non accorgersi, o non voler vedere, il bisogno del ragazzo di valori certi, condivisi e testimoniati: ma è su questo piano che si gioca il futuro dei nostri ragazzi e di una società che voglia investire sul proprio futuro ed è attraverso l’educazione che si costruiscono la persona e quindi le basi della convivenza civile.

Negare la dimensione etica significa rifiutare al ragazzo le risposte a chi siamo ? e dove andiamo ?, con la conseguenza che le nostre risposte al perché devo essere onesto ? o perché non posso fare ciò che mi piace ? diventano evanescenti e il ragazzo le ricercherà altrove da noi e le troverà da solo o nel gruppo.

Un’etica che fondi tutto il suo sistema di valori sulla sola legge civile, comunque e sempre modificabile dalle istanze che giungono dalla società e, spesso, mediate da interessi particolari, non soddisfa il bisogno di certezza del ragazzo che ne avvertirà tutto il carattere relativo e transitorio.

Se la condivisione dei valori, e delle leggi che da questi derivano, non troverà il suo fondamento nel trascendente, in principi universali e immutabili che sentiamo nel nostro intimo, profondamente, la nostra società potrebbe diventare, e in parte lo è già diventata, il terreno di scontro tra chi è più furbo, più organizzato, più cinico.

Pur nella problematicità della individuazione di valori etici comuni e condivisi, è fondamentale trasmettere ai nostri ragazzi la certezza che i valori che noi professiamo sono il fondamento su cui costruire una società più giusta, più equa e solidale, più vivi-bile non solo per noi ma per l’intera umanità.

IL COINVOLGIMENTO DEL TERRITORIO

Se è vero, come è vero, che bastano un uomo e una donna per fare un figlio ma occorre tutto il villaggio per educarlo (come recita un detto africano) allora occorre coinvolgere, attorno al sistema scuola, quel vasto patrimonio di conoscenze, di esperienze e di competenze di cui è ricca la nostra terra.

Fermo restando la primaria responsabilità educativa dei docenti e della scuola cui affidiamo i nostri figli sulla base del presente “Patto Educativo”, medici, psicologi, pedagogisti, vigili urbani, commercianti, imprenditori, artigiani, artisti, operatori della sicurezza, Cooperazione, Associazioni, Fondazioni . . . possono e devono rappresentare quella rete di risorse umane che insieme all’Ente Locale, cui spetta il compito di “costruire e stendere la rete delle possibili relazioni tra soggetti” anche al fine di dare concreta attuazione al principio di sussidiarietà, possono essere di sostegno e di integrazione all’attività docente insieme alle parrocchie, quali agenzie educative del territorio, e a quanti, portatori di culture diverse, rappresentano comunque un importante frammento di quell’umanità che popola il mondo.

Il bambino che cresce deve sentire attorno a sé la presenza attiva e l’affetto della propria comunità perché in questa ritroverà la sua storia e le sue radici e attraverso questa si sentirà parte della più vasta comunità nazionale, europea e mondiale.

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